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I Profumi della Grappa

Lo scorso 15 maggio, presso l’Aula Magna ISISS “Cerletti” di Conegliano, in provincia di Treviso, si è tenuto un interessante seminario dal titolo “I Profumi della Grappa. Studi della materia prima e dei distillati per il miglioramento della qualità”. Un seminario aperto ai professionisti e ai tecnici del mondo dei distillati, durante il quale sono state presentate alcune ricerche recenti sulle sperimentazioni eseguite sulle vinacce e i distillati, finalizzate al miglioramento della qualità delle grappe. Il seminario, organizzato dall’Osservatorio Interdisciplinare di Conegliano in collaborazione con molte realtà del territorio, ha avuto illustri relatori.

AdidBrescia ne dà conto, pubblicando gli atti del Seminario. Iniziamo dalla relazione di Stefano Moser, docente del Centro Trasferimento Tecnologico della Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige, con il contributo dal titolo: “Effetti dei trattamenti delle flemme sulla qualità delle grappe”.

La qualità dei distillati, in particolar modo di quelli ottenuti da vinaccia, è strettamente legata alle caratteristiche della materia prima, allo stato di conservazione della stessa nonché alla bontà dei processi di distillazione. I distillati di vinaccia sono caratterizzati da numerose componenti aromatiche, le quali giocano un ruolo importante sul profilo sensoriale; tra le più importanti si possono citare gli esteri etilici degli acidi grassi e i composti carbonilici di natura aldeidica e chetonica (Usseglio-Tomasset, 1970; Versini et al., 1978; Profumo et al., 1988). Gli esteri derivano dal metabolismo secondario dei microrganismi durante la fermentazione alcolica. La distillazione arricchisce nei vapori alcolici questi composti che contribuiscono significativamente alla componente fruttata del bouquet sensoriale in tutti i distillati di frutta (Meilgaard, 1975; Salo et al., 1972; Postel e Adam, 1984). Talvolta, la presenza di questi composti raggiunge livelli di concentrazione tali da rendere le loro note fruttate stucchevoli e poco fini, ad esempio nei distillati da vinacce di uva per basi spumanti o in prodotti che maturano in legno. Le aldeidi alifatiche a media catena con una o due insaturazioni, tra i composti carbonilici, sono responsabili di note impure e sgradevoli da “vegetale-raspo”, “untuoso rancido” o note sfumate verso la “nocciola-mandorla”. Altri composti carbonilici, tra cui i 2-metilchetoni a numero dispari di atomi di carbonio, contribuiscono alle note da “formaggio”, da “vegetale” e da “rancho” come osservato in studi condotti sui distillati lungamente invecchiati in legno (Williams e Strauss, 1978; Versini et al., 1979 e 1981; Flamini et al., 2005). Tutti questi composti derivano dal metabolismo ossidativo degli acidi grassi a media e lunga catena per via enzimatica o per reazioni chimiche conseguenti alla formazione di perossidi durante le fasi di conservazione della materia prima. Il Laboratorio Aromi e Distillati della Fondazione Mach ha realizzato, in collaborazione con alcune distillerie trentine, attività di sperimentazione pluriennale sugli effetti che la diversa gestione delle flemme può avere sul contenuto in esteri etilici e nei composti carbonilici sopra citati. Gli studi sono stati realizzati partendo da vinacce ottimamente conservate, impiegando distillatori tradizionali discontinui a bagnomaria modificati per la separazione delle flemme prima della rettifica. Le flemme stesse sono state sottoposte a trattamenti fisici (refrigerazione e filtrazione) e chimici (neutralizzazione del pH e riduzione selettiva di alcune aldeidi).

Le flemme trattate sono state quindi reintrodotte nell’alambicco e distillate in colonna tipo Zadra. Le grappe da esse ottenute sono state caratterizzate chimicamente per gascromatografia e spettrometria di massa e, dopo opportuna diluizione in laboratorio, sono state analizzate sensorialmente mediante metodo descrittivo da un panel di 6 esperti, Dai risultati ottenuti si è evidenziato come l’effetto della filtrazione dopo refrigerazione delle flemme riduca notevolmente il contenuto di esteri medio e medio-altobollenti nella grappa (principalmente caprilato e caprato di etile), responsabili della nota fruttata più pesante. Questi composti non sarebbero altrimenti diminuiti oltre il 10-20% durante le consuete fasi finali di refrigerazione e filtrazione della grappa prima dell’imbottigliamento (Versini et al., 1989). Operando su flemme portate a neutralità, si è conseguita anche una sensibile diminuzione della frazione acida, in particolare quella a nota butirrica e grassa. L’operazione di filtrazione delle flemme ha ridotto sensibilmente la nota “vegetale da raspo”, spesso presente nelle grappe (da non confondersi con quella “erbacea” data dall’acetaldeide), la nota “untuosa-rancida” tipica dei distillati da vinacce a lungo insilate e la nota “putrida-da crauti”. I trattamenti delle flemme, tuttavia, possono portare a volte ad una diminuzione di alcuni composti terpenici, sebbene il prodotto finale presenti sempre una maggior intensità floreale varietale e finezza aromatica. In conclusione, gli approcci indagati hanno dimostrato la possibilità di gestire l’eccessiva nota fruttata e alcuni sentori particolarmente sgradevoli presenti talvolta nei distillati di vinaccia.

Le ricerche sono state in parte condotte nell’ambito di programmi sovvenzionati dall’Accademia della Grappa e delle Acquaviti e dal Ministero per le Politiche Agricole (Progetti FEM-Distillerie Segnana “Fingrappa” e “MiTiGra”).