BUON NATALE da A.D.I.D. BRESCIA
I Soci della Delegazione di Brescia
di A.D.I.D.
porgono a tutti i lettori
i più sinceri auguri di
Buon Natale!
“Versi Distillati” di Bruno Centomo per la Grappa
Ecco un’altra Poesia premiata lo scorso 26 novembre.
RICORDI AL RINTOCCO DEL MATTUTINO
Correva il fante con la grappa in corpo, di trincea in trincea.
Gli dava la forza d’andare a morire, penzoloni in un pozzo
d’ombre di miserie, di voglia di casa, d’odori di minestra
e baci innamorati da rubare alla sua Maria che l’aspettava.
Si scaldava l’alpino sotto le crode del Pasubio.
Con un goccio di grappa stava di vedetta al freddo della neve,
scrollato dal battito violento del vento di tempesta.
Pure lui sognava casa, calore di legna, polenta calda.
Noi si sta qui a ripensare la storia, quei piccoli uomini
bruciati dal ricordo, scomparsi nel tempo.
E diventa piacere malinconico sorseggiare nel tulipe
la grappa affinata che ricorda appena quella gentile
che il nonno distillava in casa. Lui era stato sul Carso,
a quel soldato c’aveva parlato, gli era morto di fianco.
Alzava il bicchiere goffo di vetro pesante,
e brindava contento, con gli occhi lucidi
quando, dal collo di cigno, quel pozzo di voci e d’aromi
si faceva lentamente caldo vapore intenso.
Diveniva presto lacrima, quel distillato odoroso,
e risuonava presto dei canti e dell’allegria in contrada.
Assieme alla mestizia della vita dura dei campi.
Lontane campane segnavano e segnano l’ora del mattutino.
Bruno Centomo
L’anima della Grappa nei versi di Agnese Girlanda
Premiate a Brescia, nell’ambito dei festeggiamenti del quindicesimo anniversario di fondazione dell’Associazione, le poesie di “Versi Distillati” accuratamente selezionate dalla Giuria. “Versi Distillati”, a sua volta, compie quest’anno i dieci anni.
Ecco il bel testo di Agnese Girlanda, letto durante la premiazione dall’autrice nel suo musicale dialetto veronese:
ANEMA DE GRASPA
Sta sera, denansi a on bicerìn
de mosa color de la luna,
me torna el ricordo de na caneva
dal cor insacà drento
na sengia de tufo,
là, fra telarine de tempo
me nono el rancurava
on vesotìn de roaro
che, in chela pansa
se maurava el so sogno biondo:
on spirito divin,
nato da le graspe de l’ùa
e da le so mane amorose.
Chel distilà garibaldin
l’avarea scaldà vene,
impissà emossioni, resentà
malinconie e silensi d’amor.
Ne i so brassi, drento vaseti
da i oci verdesini,
avarea noà le sirese
piassé bele de l’istà,
pronte a far bela siera
sora a la scansìa inchitarà
da ’l pisseto de la nona.
Desso, el se sposa co tanti drink…
ma… l’anema de chela graspa,
la restarà sempre trasparente!
ANIMA DI GRAPPA– Questa sera, innanzi ad un bicchierino / di mousse color della luna, / mi ritorna il ricordo di una cantina / insaccata in una falda di tufo / là, fra le ragnatele del tempo / mio nonno accudiva un tino di rovere, /che,in quel grembo / si maturava il suo sogno biondo:/ un spirito divino, / nato dalle bucce dell’uva e dalle sue mani amorose. // Quel distillato garibaldino / avrebbe scaldato vene, acceso emozioni, risciacquato / malinconie e silenzi d’amore. // Nelle sue braccia, dentro vasetti / dagli occhi verdini, avrebbero nuotato le ciliegie / più belle dell’estate, / pronte a fare bella cera / sopra alla mensola agghindata / dal pizzetto della nonna. // Ora, si sposa con tanti drink… / ma…l’anima di quella grappa, / resterà sempre trasparente!
Agnese Girlanda
Palazzo Martinengo Delle Palle a Brescia. Il luogo del convegno sulla Grappa
Il palazzo era di proprietà dei Conti Martinengo delle Palle. La famiglia rappresentava una delle dodici ramificazioni principali del casato Martinengo che per oltre cinque secoli fu tra i più potenti ed influenti di Brescia. Il predicato “Delle Palle” o “Dalle Palle” fu dato a questo ramo dall’ubicazione del palazzo, costruito sul campo dove si faceva il gioco della palla.
Il ramo dei Martinengo Delle Palle si estinse nel 1890; una serie di complessi passaggi ereditari destinò il palazzo al conte Caraggiani di Venezia, che nel 1940 vendette l’edificio all’ingegnere Spada. Negli anni Ottanta del Novecento, il fabbricato divenne proprietà demaniale.
Nel corso del XX secolo il Palazzo fu destinato a Corte d’Appello e Procura generale della Repubblica, fino al trasferimento delle stesse nel nuovo Palazzo di Giustizia di via Lattanzio Gambara. Attualmente, un’area dell’antico edificio è sede dell’Ordine degli Avvocati, dell’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Brescia.
L’impianto planimetrico originale del fabbricato risale al Cinquecento, come confermano le notizie storiche riferite da Francesco Paglia, che segnala anche l’originale presenza al pian terreno di alcuni affreschi del Moretto, oggi perduti.
È però al XVII secolo che va ascritto l’attuale impianto architettonico e stilistico dell’edificio, ed in particolare l’imponente decorazione pittorica. Al Settecento risalgono invece le porte del piano nobile e il vano dello scalone.
La facciata incompiuta è il muro rustico senza intonaco che ricorda molto Palazzo Balucanti in Via Magenta a Brescia, sede attuale del Liceo Classico Arnaldo. Le ampie finestre, incorniciate di pietra, conferiscono all’edificio un aspetto austero e solenne. Varcando il portale, di epoca successiva alla costruzione originaria, si accede al cortile d’onore, che si connota per l’ampio porticato a colonne toscane che lo abbraccia per tre lati. Dall’androne meridionale si poteva originariamente accedere a un secondo cortile senza porticato, sul quale si affacciavano alcuni fabbricati nei quali si svolgevano i servizi di palazzo. Il principale era quello adibito a scuderie, attualmente sede di un ristorante.
Sotto l’androne settentrionale ha inizio il monumentale scalone a due rampe. Le decorazioni risalgono al XVIII secolo e sono state rinnovate nel XIX secolo. Dal grande pianerottolo al primo piano si accede per la porta a nord al salone da ballo; al centro della parete nord è collocato un imponente camino con decorazioni barocche, statue di marmo fanno da telamoni e sono sormontate da fregi in stucco risalenti al tardo Seicento. Attualmente in restauro la volta, l’ordine superiore delle finestre, il cornicione praticabile con ringhiera in ferro che corre lungo tutte le pareti e il ricco fregio stuccato. Dal pianerottolo si accede a sud verso l’imponente galleria, la cui volta è affrescata da Pietro Antonio Sorisene. Nella parte centrale dell’affresco, incorniciati da finti soffitti a cassettoni decorati, vi sono sette scomparti. Nel primo, quarto e settimo a partire dall’ingresso dello scalone i medaglioni riproducono scene mitologiche volte a glorificare casa Martinengo. Si riconoscono, circondati da putti e dei, sia lo stemma che lo scudo della casata. Ad essi si alternano scomparti con decorazioni architettoniche.
Lungo tutto il perimetro della linea d’imposta della volta a botte si apre un finto matroneo con balaustre dal quale di affacciano amorini e figure allegoriche di donne (la Fama, la Pace) e dei (Apollo, le muse). Sulla galleria affacciano nove sale, tutte decorate nella volta ad eccezione di tre, da Faustinelli e da Sorisene.

